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Serialità di Luca Peretti

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Boris va al cinema, mentre in chiaro proprio non si può

Passate sei puntate, possiamo tranquillamente dire che questa nuova stagione di Boris è assolutamente a livello delle aspettative (le mie almeno), o forse anche un po' sopra. Eppure mi sembra che il cult sia ancora abbastanza sotterraneo, e che i giornali se ne occupino abbastanza poco, purtroppo. Oggi però su Repubblica è uscito un lungo pezzo a firma di Leandro Palestini con annesso commento di Antonio Dipollina. La notizia è che presto Boris diventerà un film: le riprese dovrebbero cominciare a settembre, con il cast storico. «Sì, il film si farà – dice Lorenzo Mieli della Wilder a Repubblica – nel cast ci saranno gli attori della serie televisiva. E la storia questa volta orbiterà anche intorno al mondo del cinema». Informazioni piuttosto vaghe, ma meglio di niente.

Nel pezzo qualche simpatica dichiarazione anche di Sermonti:

«Ne ho sentito parlare [del film]. Non so quando succederà, ma conto di far parte del cast: se non mi chiamano mi incateno». «Boris ha il valore artistico e la densità del miglior cinema italiano. La serie è andata crescendo. È lo specchio dell´Italia in cui viviamo. La rassegnazione al brutto che abita la troupe di Boris si riflette nella poetica del "paraculismo" nostrano: il non rispetto delle regole, la prevaricazione che si ritrova nell´Italia di Berlusconi», dice Sermonti, entusiasta al punto di voler «dedicare una statua agli autori. fanno ridere e pensare, non si innamorano mai della prima idea, evitano le banalità. Boris ha il valore artistico e la densità del miglior cinema italiano».

Ho sempre molta paura quando un prodotto seriale (che sia telefilm, sit-com, serie animata, etc) diventa un film. Come reggono la durata? come reggono storie più articolate? Speriamo vada bene, come in almeno un paio di esempi recenti, i Simpson e Miami Vice. Si lo so che li hanno fatti dall'altra parte dell'oceano, di qua in genere siamo più bravi nel contrario, da film a serie tv, come nei casi di Non pensarci e Romanzo Criminale. Incrociamo le dita.

L'altra cosa da notare è nel commento di Antonio Dipollina. Il critico tv di Repubblica racconto che riguardo un possibile arrivo di Boris in chiaro sarebbero «falliti negli anni i tentativi di approdo, giudicata "difficile e per pochi": è il segno, l´ennesimo, che la nostra tv è il posto più angusto del mondo». Insomma Boris in tv in chiaro non la si può vedere, e allora va la cinema. In bravo Dipollina conclude dicendo «Tutto bene per il popolo del satellite, di Internet, del passaparola. Gli altri sorbiscano la minestra di sempre». Non posso che essere d'accordo.

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Al seguente link potrete visualizzare il servizio "Boris al Circolo degli Artisti", http://www.uniroma.tv/?id_video=15673 Ufficio Stampa di Uniroma.TV info@uniroma.tv http://www.uniroma.tv