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Serialità di Luca Peretti

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Dipollina su White Collar

Antonio Dipollina, se non si fosse capito, mi piace proprio. Qualche giorno fa (il 13 aprile) ha scritto su la Repubblica una bella critica, concisa e efficace, su White Collar. La copioncollo, che vale la pena leggere il pezzo senza tagliuzzarlo.

Neal Caffrey, truffatore e gentiluomo a Manhattan, bello come il sole, irredimibile. O forse no, se gli si mette alle costole Peter Burke, il detective dell´Fbi che lo ha già arrestato. C´è da acchiappare un falsario internazionale, di quelli che sparano, l´Olandese. Il detective non ci arriva, servirebbero la fantasia e il genio del truffatore. Ecco che si forma la coppia, molto classica, destinata a diventare fissa: con dinamiche un po´ padre-figlio, un po´ fratello maggiore e minore, un po´ a specchio, con uno che invidia un po´ l´altro. "White Collar-Fascino criminale" è la nuova serie programmata su FoxCrime, il giovedì alle 22. È frizzante come una bibita nemmeno annacquata o zuccherata, scritta benissimo da maestri del genere, su idee vecchio stampo ma impianto fresco. Piena di battute efficaci e donne protagoniste che non stanno solo in vetrina, e se lo potrebbero permettere. Il solco è quello del Di Caprio di "Prova a prendermi", ma il genio della truffa – interpretato da Matt Boomer – ha colpi che ricordano il Downey Jr dell´ultimo Sherlock Holmes. Nella nostra tv quelli belli così fanno i tronisti, quando gli va bene, così imparano.